forbicesassocarta

faccialenta

04/08/08

Origini


Le creature che iniziano a vivere autonomamente risultano talvolta moleste;
sono spesso in grado di far ruzzare, grazie a connaturazioni impreviste, la struttura (apparentemente) bene orchestrata di qualsiasi progetto.
All'inizio del 2006, al seguito della lettura di un post nel blog di Igort riguardante il tema "cosa vi piacerebbe leggere", mi ritrovai a tracciare dei soggetti secondanti la mia stessa replica all'argomento in questione: storie da Loplop.
Molti rammenteranno la genesi del sovramenzionato pennuto:
l'adolescente Max Ernst, alla morte del suo amato pappagallo rosa (poscia avere imputato alla sorellina - nata in concomitanza a tale perdita - la colpa dell'estinzione degli uccelli) figliò la figura di Loplop, il Superiore degli Uccelli.

"Ricevo quasi ogni giorno la visita di Loplop, il mio fantasma personale.
Mi regala un cuore in una gabbia, il mare in una gabbia, due petali, tre foglie, un fiore e una fanciulla."


Come già esposto all'epoca (la auto citazione può rivelarsi salvifica):
tutti i racconti connaturano un insieme di frammenti; avvenimenti che si svolgono in sterminati calendari di singole ore formate da panorami differenti; sezionare questi aggregati per, susseguentemente, dipanarne i dettagli che li compongono abolisce la dilatazione narrativa.
Nel caso di un canovaccio trattante tema onirico, il volume sarebbe stato composto da una decina di storie (di poche tavole ciascuna) slegate tra loro, ma compiacenti un soggetto generale: una avrebbe parlato di sogni-bambini; un'altra delle parole-rito che si dimenticano al risveglio, un'altra ancora avrebbe assecondato quelli azioni inattuabili in assenza di stimoli apparenti, quali gli elementi in grado di muoversi contro-senza vento, et cetera.
Un filone infinito di diverse prospettive allacciate strettamente al medesimo ambiente, ma disunite tra loro - al pari degli oboli portati da Loplop: frantumi scomposti da leggersi insieme.

Dopo un anno di bozze - ché tra il "cosa vi piacerebbe leggere" e il "cosa vi piacerebbe scrivere" le distanze sono minime - Faccialenta iniziò a manifestarsi (nella primavera del 2007) in un ruolo inferiore a quello di comparsa: una semplice faccia di riserva.
Il personaggio al quale avevo deciso cambiare i connotati sarebbe dovuto comparire per poche vignette all'interno di una storiella breve; non convincendomi i suoi lineamenti marcati (naso aquilino, dentatura equina) risolsi sbarazzarmene.


Senonché, a dispetto della mia volontà (locuzione sovente adottata da Cialtroni e Criminali) ho cominciato a sognarla; in questi incontri modificava soggetto e sceneggiatura in costruzione - persino le scenografie -, parlando fuori sincrono, avanzando frasi con maggiore velocità rispetto alla mimica (questa peculiarità ne ha determinato il nome).
Ha continuato a parlarmi anche durante la veglia: narrati concernenti elementi non integrabili nella storia in costrutto; frattaglie di infanzia e personali intendimenti sugli ambienti onirici dei quali stavo scrivendo, dissolutezze assortite, battute imbecilli fuori contesto, et cetera.


Faccialenta si esprime malamente: insulta le congiunzioni abusando impropriamente delle subordinative, tronca le consecutive, sa i posti (li trova e li sa), storpia gli ambienti, muta le stagioni, mi dà della scema ed è la prima creatura viva che abbia disegnato.

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